Dall’invasione del 24 febbraio 2022 ai negoziati del 2026: cronaca, bilancio e anatomia di una guerra che ha riscritto le regole d’Europa
Il numero che cambia tutto
Settanta metri al giorno. È questa la velocita media con cui le forze armate russe sono avanzate nel corso dell’offensiva verso Pokrovsk – uno dei principali nodi logistici del Donbas ucraino – tra il febbraio 2024 e il gennaio 2026. Settanta metri. Meno di quanto avanzassero le truppe alleate durante la Battaglia della Somme nel 1916, passata alla storia come uno degli assalti più sanguinosi e inefficienti dell’intera Prima guerra mondiale. La Russia ha perso quasi 1,2 milioni di uomini tra morti, feriti e dispersi dal 24 febbraio 2022, più di qualsiasi grande potenza in qualsiasi conflitto dal secondo dopoguerra a oggi. Ha bruciato un arsenale di equipaggiamenti che non ha precedenti nell’era moderna. Ha occupato circa il 20 percento del territorio ucraino. E si trova ferma, con il fiato affannato, in attesa di un negoziato che potrebbe consegnarle meno di quanto sperava di prendere in tre giorni.
Quella che Mosca aveva battezzato ‘operazione militare speciale’, immaginando una Blitzkrieg sul modello delle occupazioni post-sovietiche di Georgia e Crimea, si è trasformata nella guerra più lunga combattuta sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale. Un conflitto che ha ridisegnato la cartina geopolitica del continente, infranto l’architettura di sicurezza edificata dopo il 1991, rimesso in discussione la tenuta dell’ordine internazionale basato sulle regole e aperto un capitolo inedito nella storia delle sanzioni economiche come strumento di coercizione strategica. Quello che segue e una ricostruzione sistematica – politica, militare, diplomatica, economica – di oltre quattro anni di guerra.
24 febbraio 2022: la guerra che nessuno voleva credere possibile
All’alba del 24 febbraio 2022, colonne blindate russe attraversano il confine ucraino da nord (Bielorussia), nord-est (oblast di Kharkiv) e da est e sud (Donbas e Crimea). L’obiettivo dichiarato – la ‘denazificazione’ e la ‘smilitarizzazione’ dell’Ucraina – e il pretesto retorico di una campagna pensata per essere lampo: conquistare Kiev in 72 ore, decapitare il governo Zelensky, installarvi un esecutivo fantoccio. Il piano fallisce per ragioni che combinano l’impermeabilità della resistenza ucraina, la logistica improvvisata dell’esercito russo e un errore fondamentale di intelligence su quanto la società ucraina fosse disposta a combattere.
Nelle prime cinque settimane, le forze russe arrivano a controllare circa 115.000 chilometri quadrati di territorio ucraino – un’area più grande del Belgio e dei Paesi Bassi messi insieme. L’aeroporto di Hostomel, a pochi chilometri da Kiev, viene preso per poi essere perso in un contrattacco ucraino. La colonna di blindati lunga 65 chilometri che avanza verso la capitale si insabbia per problemi di carburante, logistica e resistenza locale. Entro la fine di marzo, la Russia annuncia ‘buona volontà e ritira le truppe dal nord del paese: e il riconoscimento implicito del fallimento dell’obiettivo principale.
A fine aprile 2022, l’Ucraina ha già riconquistato oltre 35.000 chilometri quadrati. Le immagini di Bucha – citta a nord di Kiev dove vengono ritrovati corpi di civili ucraini con segni di esecuzione – diventano il simbolo della brutalita della guerra e accelerano la decisione occidentale di fornire armi pesanti. La Russia sposta il suo baricentro operativo verso il Donbas.
Autunno 2022: la controffensiva che ribalta il fronte
La fase successiva del conflitto e segnata da due controffensive ucraine che sorprendono per velocita ed efficacia. A settembre 2022, le forze di Kiev avanzano nella regione di Kharkiv con una manovra di sfondamento che in pochi giorni recupera oltre 6.000 chilometri quadrati, tagliando le linee di rifornimento russe a Lyman. La città simbolo di questa operazione e Izyum, hub logistico russo abbandonato in fretta, con depositi di materiale bellico lasciati intatti.
Nel sud, l’offensiva ucraina attorno a Kherson procede più lentamente ma altrettanto decisamente. Il 9 novembre 2022, la Russia annuncia il ritiro dall’unica capitale regionale che aveva occupato. Migliaia di soldati russi attraversano in ritirata il fiume Dnipro. Entro novembre 2022, l’Ucraina ha riconquistato circa 74.000 chilometri quadrati dall’inizio dell’invasione, riducendo il controllo russo al 19 percento del paese – includendo Crimea e porzioni di Donbas occupate prima del febbraio 2022.
Putin risponde con l’annessione formale – illegale secondo il diritto internazionale – di quattro regioni ucraine (Luhansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia) il 30 settembre 2022, anche se non le controlla nella loro interezza. Lancia anche la mobilitazione parziale, con l’arruolamento forzato di 300.000 riservisti, provocando un’ondata di emigrazione: centinaia di migliaia di russi in età di leva fuggono verso Georgia, Kazakhstan, Armenia, Finlandia.
2023: Bakhmut, Wagner e il fallimento della grande controffensiva
Il 2023 segna la transizione verso una guerra d’attrito pura, combattuta metro per metro nel Donbas minerario. Il simbolo di questa fase e Bakhmut – una citta di 80.000 abitanti diventata sinonimo di macelleria industriale. La battaglia dura oltre dieci mesi, da maggio 2022 al maggio 2023. È combattuta principalmente dal Gruppo Wagner, la società militare privata di Yevgeny Prigozhin, che arruola decine di migliaia di detenuti dalle carceri russe con la promessa della grazia presidenziale in cambio di sei mesi al fronte. Wagner impiega tattiche di assalto frontale ‘human wave’ che producono perdite enormi ma alla fine sfondano le difese ucraine esauste.
Il 24 maggio 2023 la Russia prende Bakhmut. Il 23 giugno, Prigozhin guida una marcia su Mosca con alcune migliaia di uomini – la ‘marcia della giustizia’ – che per 24 ore fa tremare il Cremlino prima di essere interrotta da un accordo mediato dalla Bielorussia. Due mesi dopo, il 23 agosto 2023, Prigozhin muore nell’esplosione dell’aereo privato sul quale viaggia. La coincidenza con i due mesi esatti dalla sua ribellione non viene considerata tale da quasi nessun analista. Dopo la sua morte, Wagner viene assorbita strutturalmente nelle forze armate regolari e nel cosiddetto Corpo d’Africa.
In estate, l’Ucraina lancia la grande controffensiva attesa dall’Occidente. L’obiettivo strategico non dichiarato e raggiungere il mar d’Azov nel Zaporizhzhia, spezzando il corridoio terrestre russo verso la Crimea. La campagna, durata da giugno a novembre 2023, si scontra con un ostacolo insuperabile: la rete di trincee, campi minati e posizioni difensive costruita dalla Russia nei mesi precedenti. L’Ucraina recupera meno di 300 chilometri quadrati a fronte di perdite significative in veicoli corazzati e uomini. Il fallimento non è militare – le brigate addestrate dalla NATO combattono bene in condizioni oggettivamente sfavorevoli – ma operativo e strutturale: mancano la superiorità aerea, la quantità di munizioni necessaria e la capacita di sfondamento dei campi minati.
2024-2025: l’avanzata a lumaca e il colpo a sorpresa di Kursk
Dal gennaio 2024, l’iniziativa tattica torna alla Russia, che assume una postura offensiva lungo l’intera linea del fronte. Ma lo fa a un costo sproporzionato rispetto ai guadagni. In febbraio 2024 cade Avdiivka, bastione ucraino a nord di Donetsk resistito per anni, dopo settimane di assalti russi massici. È una vittoria simbolica pagata con perdite di equipaggiamenti – carri armati, veicoli corazzati, artiglieria – stimate in un rapporto di 5 a 1 rispetto alle perdite ucraine. Nel corso dell’intero 2024, la Russia conquista circa 3.600 chilometri quadrati – un’area più piccola del Delaware americano – pagandoli con 430.000 tra morti, feriti e dispersi.
Il colpo di teatro arriva il 6 agosto 2024: l’Ucraina lancia un’incursione di sorpresa nell’oblast russo di Kursk, attraversando il confine internazionale per la prima volta dall’inizio della guerra. In poche settimane, le forze ucraine occupano temporaneamente alcune centinaia di chilometri quadrati di territorio russo, catturano soldati, controllano il valico di Sudzha. L’operazione ha obiettivi molteplici: creare un potere negoziale in vista di negoziati, dimostrare che la Russia non è inespugnabile nel proprio territorio, alleggerire la pressione nel Donbas. La Russia impiega truppe nordcoreane – di cui si dirà – per recuperare il terreno perduto: l’operazione di riconquista di Kursk si conclude solo nell’aprile 2025.
Il 2025 vede la Russia continuare l’avanzata lenta nel Donbas – con circa 4.800 chilometri quadrati conquistati nell’anno – ma senza le grandi offensive di sfondamento che avrebbero cambiato l’esito del conflitto. Le battaglie piu intense si concentrano attorno a Pokrovsk, snodo ferroviario e logistico critico; a Chasiv Yar; e nell’oblast di Zaporizhzhia verso Huliaipole. A novembre 2025, CSIS stima che dall’inizio del 2024 la Russia abbia perso circa 1.000 veicoli da combattimento per soli 15-70 metri di avanzata giornaliera – una delle campagne offensive piu inefficienti nella storia militare moderna. Al ritmo attuale, il totale combinato di perdite russo-ucraine potrebbe avvicinarsi a 2 milioni entro la primavera del 2026.
Il prezzo in sangue: vittime militari e civili
La Russia ha subito piu perdite in quattro anni di guerra in Ucraina di quante ne abbiano cumulate tutte le campagne militari russe e sovietiche messe insieme negli 80 anni dopo la Seconda guerra mondiale.
Fornire cifre precise sulle perdite in un conflitto attivo e esercizio che richiede cautela metodologica. Fonti diverse producono stime diverse, tutte con margini di incertezza significativi. Con questa premessa, il quadro che emerge dalle stime piu accreditate al momento della redazione di questo articolo e il seguente.
Perdite russe:Secondo CSIS (gennaio 2026), circa 1,2 milioni di caduti, feriti e dispersi dall’inizio della guerra, con una stima di 250.000-325.000 morti. Il servizio di intelligence estone (febbraio 2026) stima 1 milione tra morti e feriti. Bloomberg, citando funzionari occidentali, parla di 1,2 milioni di perdite totali, di cui 430.000 nel 2024 e 415.000 nel 2025. Si tratterebbe di cifre senza precedenti per qualsiasi potenza mondiale dal 1945. L’ex comandante supremo delle forze NATO in Europa, generale Cavoli, stimava ad aprile 2025 oltre 790.000 perdite complessive. The Economist propone una forcella tra 1,1 e 1,4 milioni, con 230.000-430.000 morti.
Perdite ucraine:Zelensky ha dichiarato a febbraio 2026 circa 55.000 soldati ucraini morti. CSIS stima 500.000-600.000 perdite totali (morti, feriti, dispersi) con 100.000-140.000 caduti. The Economist (luglio 2025) indicava tra 73.000 e 140.000 morti. Il rapporto perdite Russia/Ucraina si attesta tra 2:1 e 2,5:1 a favore dell’Ucraina, ma con squilibri enormi di risorse umane e industriali.
Vittime civili:L’OHCHR dell’ONU aveva documentato, a febbraio 2025, almeno 12.605 civili uccisi e oltre 28.000 feriti dall’inizio del conflitto. La cifra reale e quasi certamente piu alta, specie nelle zone dove i combattimenti hanno impedito un censimento sistematico. Almeno 669 bambini risultano uccisi nei dati accertati. Il ministero degli Esteri russo sosteneva a luglio 2025 che 7.500 civili erano stati uccisi da ‘azioni ucraine’: cifra tendenziosamente parziale, riferita ai soli territori occupati e al solo fronte delle responsabilita attribuite a Kiev.
Sfollati:Circa 9,5 milioni di ucraini sono stati sfollati dalla propria regione di residenza; quasi 8 milioni hanno trovato rifugio nell’Unione Europea, dove sono tutelati dalla Direttiva sulla Protezione Temporanea. All’interno dell’Ucraina, 3,8 milioni di persone risultano ancora sfollate internamente (settembre 2025). L’OIM stima una riduzione della popolazione ucraina pari al 22 percento rispetto alla vigilia dell’invasione.
Chi combatte davvero: nazionalità, mercenari e forze speciali
La guerra in Ucraina non e combattuta solo da russi e ucraini. Su entrambi i fronti operano contingenti stranieri, con caratteristiche e ruoli molto diversi tra loro.
Sul fronte russo – il Gruppo Wagner:Fino alla sua ristrutturazione post-Prigozhin, Wagner aveva in campo circa 50.000 combattenti, di cui una quota significativa reclutata nelle carceri russe. Ha giocato un ruolo di punta nella battaglia di Bakhmut, applicando tattiche di consumo che le forze regolari russe non erano disposte o capaci di usare. Dopo la morte di Prigozhin, la struttura operativa di Wagner e stata suddivisa tra il Corpo Africa – per le operazioni in Mali, Repubblica Centrafricana, Libia e Sudan – e le forze regolari russe.
Sul fronte russo – la Corea del Nord:E’ il capitolo militarmente piu rilevante degli ultimi 18 mesi. Dall’ottobre 2024, la Corea del Nord ha dispiegato tra 14.000 e 15.000 soldati – principalmente provenienti dallo ‘Storm Corps’, le forze speciali nordcoreane – che hanno combattuto nell’oblast di Kursk contro le truppe ucraine in avanzata. Sono stati trasportati via nave a Vladivostok, equipaggiati con uniformi russe e identita false. Pyongyang ne ha ufficialmente confermato la presenza ad aprile 2025. Il bilancio e stato pesante: oltre 6.000 nordcoreani risultano morti o feriti. Putin ha ringraziato pubblicamente Kim Jong-un a settembre 2025. A Kursk si sta costruendo un memoriale in loro onore.
Oltre ai soldati, la Corea del Nord ha fornito una quantita straordinaria di munizioni: al luglio 2025, circa 12 milioni di proiettili di artiglieria, stando al CFR. Ha consegnato missili balistici a corto raggio Hwasong-11 (almeno 148 nel 2024, altri 150 attesi nel 2025), pezzi di artiglieria semovente da 170mm ‘Koksan’ e multiple lanciarazzi da 240mm. Alcuni di questi sistemi hanno consentito a Pyongyang di testare in combattimento reale tecnologie che altrimenti avrebbe potuto valutare solo in esercitazioni controllate.
Sul fronte russo – l’Iran:Teheran ha fornito dall’estate 2022 migliaia di droni d’attacco Shahed-136 (ora ribattezzati Geran-2 dall’esercito russo). Inizialmente importati direttamente, i droni vengono oggi prodotti direttamente in Russia – nella fabbrica Alabuga, con una capacita di 5.500 unita mensili a fine 2025. Nel solo ottobre 2025, la Russia ha lanciato su obiettivi ucraini oltre 5.000 droni e 148 missili balistici – circa tre volte il volume dello stesso periodo dell’anno precedente. Il drone Shahed, che costa tra 20.000 e 50.000 dollari in produzione, e diventato l’arma di saturazione per eccellenza: non e preciso, ma e economico, inondante e difficile da intercettare in massa.
Sul fronte russo – Ceceni e forze speciali:I battaglioni ceceni ‘Akhmat’, fedeli a Ramzan Kadyrov, hanno operato in varie fasi del conflitto come forze di shock, con un ruolo prominente soprattutto nelle prime fasi dell’invasione e nelle battaglie urbane. Combattenti provenienti da Siria e da vari paesi africani sono stati segnalati come elementi marginali del contingente russo.
Sul fronte ucraino – la Legione Internazionale:Zelensky ha annunciato il 3 marzo 2022 che circa 16.000 volontari stranieri avevano risposto all’appello per unirsi a una Legione Internazionale di Difesa. Tra questi, veterani di Afghanistan, Iraq e Siria provenienti da Gran Bretagna, USA, Canada, Georgia, Polonia, paesi baltici. La loro integrazione nelle strutture di comando ucraino ha avuto esiti disomogenei, ma il loro contributo e stato significativo in alcune fasi di combattimento.
L’arsenale di una guerra moderna: dalla javelin ai missili a lungo raggio
Il conflitto in Ucraina e diventato il piu grande laboratorio di armi moderne dal 1945, con la prima guerra su scala industriale in cui si scontrano droni commerciali modificati, sistemi anti-drone, missili a guida di precisione e artiglieria digitale. L’evoluzione dell’arsenale riflette le fasi del conflitto.
Nella fase iniziale (primavera 2022), i missili anti-carro portatili Javelin americani e NLAW britannici si rivelano devastanti contro i blindati russi, contribuendo al fallimento dell’assalto su Kiev. Man mano che il conflitto si stabilizza, l’Ucraina richiede e ottiene sistemi sempre piu pesanti e sofisticati.
Tra i sistemi forniti all’Ucraina dai paesi sostenitori spiccano: i sistemi HIMARS (High Mobility Artillery Rocket System) americani, che dal luglio 2022 colpiscono depositi di munizioni e centri di comando russi a distanze fino a 80 chilometri; i carri armati occidentali – Leopard 2 tedeschi, Challenger 2 britannici, poi Abrams americani – consegnati tra la fine del 2022 e il 2023; i sistemi di difesa aerea Patriot (USA), SAMP/T (Francia-Italia), IRIS-T (Germania); i jet F-16 inizialmente da Danimarca, Olanda e Norvegia, poi da altri partner, consegnati dall’estate 2024; i missili da crociera Storm Shadow/SCALP britannico-francesi e i JASSM americani, con portata di 250-500 km.
Sul fronte russo, i sistemi piu rilevanti comprendono: il missile balistico Iskander (portata 500 km), i missili da crociera Kalibr lanciati da navi nel Mar Nero e nel Mar Caspio, le bombe plananti KAB con kit di guida (che la Russia ha sviluppato rapidamente per ovviare alle perdite di missili guidati); i droni Lancet-3 anti-carro, che si sono rivelati efficaci contro l’artiglieria ucraina; i sistemi di difesa aerea S-300 e S-400. Dopo le sanzioni, la Russia ha risolto parte della carenza di microelettronica attraverso componenti dual-use acquistati tramite paesi terzi: l’intelligence ucraina ha documentato oltre 5.000 componenti stranieri nei sistemi d’arma russi; il 72 percento sono di origine americana, arrivati via Cina, Emirati Arabi, Turchia.
Il fronte dei donatori: cinquanta paesi e 360 miliardi di dollari
Dalla data dell’invasione, l’Ucraina ha ricevuto aiuti – militari, finanziari e umanitari – da almeno 41 paesi, per un valore complessivo che il Kiel Institute stima in oltre 309 miliardi di euro al luglio 2025. Se si includono i dati aggiornati, la cifra supera i 360 miliardi di dollari. Nessuna campagna di sostegno a un paese in guerra nella storia del secondo dopoguerra ha raggiunto queste proporzioni, eccezion fatta per il Piano Marshall.
Gli Stati Uniti sono stati il singolo maggiore donatore: 66,9 miliardi di dollari in assistenza militare (al gennaio 2025), per un totale complessivo – includendo aiuti finanziari e umanitari – superiore a 113 miliardi. Cinque pacchetti legislativi distinti sono stati approvati dal Congresso tra il 2022 e il 2024, l’ultimo dei quali – il National Security Act dell’aprile 2024 – da 60 miliardi. Con l’arrivo di Trump alla presidenza, l’assistenza americana si e fermata: in marzo 2025 Washington sospende forniture di armi dopo il burrascoso incontro alla Casa Bianca con Zelensky. A settembre 2025 viene approvata la consegna di 10 miliardi di dollari di armi da stockpile NATO, pagate da alleati europei. Il 27 settembre 2025, Zelensky annuncia un accordo da 90 miliardi per acquisto di armi USA finanziate da partner europei.
L’Unione Europea e i suoi stati membrihanno collettivamente superato il contributo americano: circa 197 miliardi di dollari in totale, di cui 65 miliardi in assistenza militare. La Germania e il secondo donatore militare mondiale dopo gli USA, con 25 miliardi. Il Regno Unito terzo con 21 miliardi. La Polonia e il maggior fornitore di carri armati (354), gli USA di veicoli da combattimento (305), obici (201) e sistemi HIMARS (41). Dal 2025, con il congelamento del supporto americano, l’Europa ha aumentato l’assistenza militare del 67 percento rispetto alla media 2022-2024.
Sul piano qualitativo, la svolta piu significativa e l’autorizzazione progressiva – prima britannica, poi americana e francese, infine allargata – a usare armi fornite dall’Occidente per colpire obiettivi dentro il territorio russo. Il permesso, inizialmente limitato alle aree di confine in risposta all’offensiva su Kharkiv (maggio 2024), viene esteso a novembre 2024 – dopo l’arrivo di truppe nordcoreane – a profondita maggiori. In dicembre 2024, l’Ucraina usa Storm Shadow per colpire obiettivi a Saratov, a 1.000 chilometri dalla linea del fronte.
Tra i paesi non NATO che hanno contribuito: Australia, Giappone (13,5 miliardi di euro), Corea del Sud, Norvegia, Nuova Zelanda, Svizzera e persino Georgia (non membro NATO). Il Giappone, pur non inviando armi letali per vincoli costituzionali, e tra i maggiori donatori finanziari. La Turchia ha mantenuto una postura di equidistanza, vendendo all’Ucraina i droni da ricognizione e attacco Bayraktar TB2 rivelatisi preziosi nella fase iniziale, senza però aderire alle sanzioni contro Mosca.
Diciannove pacchetti di sanzioni: la guerra economica e i suoi limiti
Parallelamente alla guerra sul campo, l’Occidente ha combattuto una guerra economica contro la Russia attraverso sanzioni coordinate di portata storica. Dall’inizio dell’invasione, l’Unione Europea ha adottato 19 pacchetti di misure restrittive, con il ventesimo in discussione a inizio 2026. A questi si aggiungono sanzioni autonome di USA, Gran Bretagna, Canada, Giappone, Australia e altri partner.
Le misure adottate coprono un campo vastissimo: il blocco di alcune grandi banche russe dal sistema di messaggistica finanziaria SWIFT (poi esteso a luglio 2025 a un divieto di transazione totale per gli istituti colpiti); il congelamento di circa 285 miliardi di dollari in riserve valutarie della Banca Centrale russa detenute in Europa; il bando all’importazione di petrolio greggio russo via mare (dal dicembre 2022) e di prodotti petroliferi raffinati (da febbraio 2023), anche se c’è una deroga istituita da Donald Trump fino al 16 maggio legata all’inpennata dei prezzi causata dal conflitto in corso USA Israele – Iran e dalla chiusura dello stretto di Hormuz; un price cap sul petrolio russo fissato inizialmente a 60 dollari al barile e abbassato a 47,6 dollari nel luglio 2025; il divieto di esportazione verso la Russia di tecnologie dual-use, semiconduttori, macchinari industriali; restrizioni sui trasporti, sull’aviazione, sui media di Stato; sanzioni individuali su quasi 2.400 persone fisiche e giuridiche.
Gli effetti macroeconomici sono stati reali ma inferiori alle previsioni piu pessimistiche per Mosca. La Russia ha registrato una crescita del PIL nel 2023 e nel 2024, trainata dalla spesa militare – che ha raggiunto il 6,7 percento del PIL – e dalla riorientazione delle esportazioni energetiche verso Asia, India e Cina. Il rublo ha perso circa il 30 % del suo valore rispetto al dollaro dall’inizio della guerra; l’inflazione e rimasta strutturalmente alta; il deficit di bilancio 2024 si e attestato all’1,7 percento del PIL. Ma nel 2025 i segnali di deterioramento economico si sono moltiplicati: il ministro dell’Economia russo Reshetnikov ha ammesso durante il Forum di San Pietroburgo che la Russia si trova sull’orlo della recessione; la produzione manifatturiera e in calo; la domanda dei consumatori si indebolisce; il mercato del lavoro e in crisi per le perdite al fronte.
Mentre Bruxelles deliberava, Mosca si adattava. Il sistema delle sanzioni ha rallentato la macchina da guerra russa, non l’ha fermata.
Il principale canale di elusione e la cosiddetta ‘flotta fantasma’: una flotta di circa 600 petroliere anonime (principalmente con bandiere di comodo di Gabon, Palau, Camerun, Isole Cook) che trasportano petrolio russo aggirando le sanzioni occidentali. Al luglio 2025, questa flotta operava su rotte verso Cina, India e Turchia, finanziando il bilancio russo con miliardi di dollari di entrate petrolifere. L’UE ha inserito quasi 600 imbarcazioni nella lista nera entro ottobre 2025; le sanzioni ‘jumbo’ del Tesoro americano di gennaio 2025 – che colpivano 158 petroliere in un’unica azione – hanno ridotto del 46 percento la capacita attiva della flotta fantasma nelle settimane successive.
Il secondo canale di elusione riguarda i componenti tecnologici. Reti di intermediari in Cina (che fornisce il 90 percento dei prodotti G7 export-controlled che arrivano in Russia), Emirati Arabi, Turchia e Kazakhstan riesportano verso Mosca circuiti integrati, macchine utensili, precisione ottica e componenti aeronautici. L’intelligence ucraina ha trovato componenti americani in oltre 200 sistemi d’arma russi. Un’azienda turca (Margiana Insaat) continuava a spedire componenti per droni russi mesi dopo essere stata sanzionata dal Tesoro USA. Il ventesimo pacchetto UE, ancora in negoziazione ad aprile 2026, punta a colpire specificamente i produttori di acciaio e alluminio russi, le istituzioni finanziarie dei paesi terzi che agevolano le elusioni, e a un ulteriore abbassamento del price cap petrolifero.
Il tribunale di carta: le Nazioni Unite e l’impotenza del diritto
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU – l’organo teoricamente preposto alla gestione delle minacce alla pace internazionale – e stato reso impotente dal diritto di veto della Russia, membro permanente. Il 25 febbraio 2022, la Russia ha posto il veto su una risoluzione del CdS che chiedeva il ritiro immediato delle sue forze dall’Ucraina. Nessuna risoluzione sostanziale del Consiglio di Sicurezza sulla guerra e stata possibile per tre anni, fino alla singolare eccezione del febbraio 2025.
L’Assemblea Generale ha supplito, riunendosi in Sessione Speciale d’Emergenza (la XI ESS) in una serie di voti non vincolanti ma politicamente significativi. Il primo, il 2 marzo 2022, ha approvato con 141 voti favorevoli, 5 contrari (Russia, Bielorussia, Corea del Nord, Eritrea, Siria) e 35 astensioni una risoluzione che deploraba l’invasione russa e chiedeva il ritiro immediato. Il 24 marzo 2022 una seconda risoluzione (140 a favore) ribadiva la sovranita e l’integrita territoriale ucraina. Il 12 ottobre 2022, 143 nazioni hanno condannato l’annessione illegale dei quattro territori ucraini. Altre risoluzioni hanno riguardato la minaccia nucleare (novembre 2022) e i principi per una pace giusta (luglio 2024, 99 favorevoli).
La dinamica del voto ha rivelato la crisi del fronte pro-Ucraina nel tempo. Mentre nel marzo 2022 i contrari erano 5, a febbraio 2025 la risoluzione ucraina (ES-11/7) ottiene 93 voti a favore, 18 contrari e 65 astensioni. Tra i contrari figura – per la prima volta – gli Stati Uniti, sotto la presidenza Trump, che si allinea alla Russia nel votare contro il testo che attribuisce a Mosca la responsabilita dell’aggressione. L’amministrazione americana presenta una risoluzione parallela, di tono neutro (‘percorso verso la pace’), che l’UE emenda per includervi il riconoscimento dell’aggressione russa, costringendo Washington ad astenersi sulla propria stessa proposta. E’ una sconfitta diplomatica americana senza precedenti.
Il 24 febbraio 2025, per la prima volta dall’inizio del conflitto, il Consiglio di Sicurezza adotta una risoluzione sostanziale sull’Ucraina (la 2774), proposta dagli USA: 10 voti a favore, 5 astensioni (tra cui Francia, Gran Bretagna, Danimarca). Il testo invita a una pace duratura ma non menziona l’aggressione russa ne la sovranità ucraina. I tentativi europei di emendare il testo con riferimenti all’invasione vengono bloccati dal veto russo (o, nel caso del riconoscimento dell’integrita territoriale, non raggiungono la maggioranza per il mancato appoggio USA). E’ la prima risoluzione del CdS sull’Ucraina: ma viene percepita da Kyiv e dall’Europa come una vittoria parziale di Mosca.
Sul piano del diritto internazionale, la Corte Internazionale di Giustizia aveva gia emesso misure cautelari nel marzo 2022 ordinando alla Russia di sospendere immediatamente le operazioni militari. Mosca ha ignorato l’ordine. La Corte Penale Internazionale ha emesso nel marzo 2023 mandati di arresto per Vladimir Putin e la commissaria presidenziale per i diritti dei bambini Lvova-Belova per la deportazione illegale di bambini ucraini in Russia. Putin non e piu potuto atterrare in nessuno dei 124 stati firmatari dello Statuto di Roma senza rischiare l’arresto.
Gli scenari: cosa può succedere adesso
All’aprile 2026, il conflitto si trova in una fase di transizione diplomatico-militare difficile da leggere. I colloqui trilaterali USA-Russia-Ucraina ad Abu Dhabi e Ginevra (avviati da gennaio 2026, con gli inviati Witkoff e Kushner come mediatori) sono i primi negoziati diretti sostenuti da quando la Turchia aveva tentato di mediarli a Istanbul nel 2022. Ma la distanza tra le posizioni rimane abissale: Mosca chiede il riconoscimento del controllo dei territori occupati – incluso l’intero Donbas che non controlla ancora completamente – e la rinuncia dell’Ucraina a qualsiasi prospettiva NATO. Kiev insiste sull’integrita territoriale e su garanzie di sicurezza credibili.
Scenario probabile – congelamento del conflitto:Un accordo di cessate il fuoco lungo le linee del fronte attuali, senza riconoscimento formale della sovranità russa sui territori occupati, con garanzie di sicurezza per l’Ucraina provenienti da un ‘coalition of the willing’ europeo piuttosto che dalla NATO. L’Ucraina manterrebbe circa l’80 percento del suo territorio originale. La Russia consoliderebbe i guadagni territoriali senza la vittoria politica piena. I negoziati formali di pace rimarrebbero congelati per anni. Segnali di monitoraggio: progressi sui colloqui di Abu Dhabi, accordo sui 90 miliardi di armi USA-Europa, riduzione dell’intensita dei bombardamenti.
Scenario peggiore – escalation:Rottura dei colloqui, ripresa dell’offensiva russa massiccia (eventualmente con uso di armi chimiche o tattiche ‘sporche’), crollo delle difese ucraine nel Donbas, abbandono parziale del supporto europeo per esaurimento politico. Rischio di allargamento geografico del conflitto se la Russia tentasse operazioni ibride contro paesi baltici o Polonia. Segnali di monitoraggio: fallimento dei round negoziali, aumento delle forniture nordcoreane, deterioramento militare della situazione a Zaporizhzhia.
Scenario migliore – pace negoziata sostanziale:Un accordo che preveda garanzie di sicurezza vincolanti per l’Ucraina, un meccanismo internazionale per la ricostruzione finanziato con i 285 miliardi di attivi russi congelati, una roadmap per il graduale reintegro dell’Ucraina nelle strutture euro-atlantiche. Improbabile nel breve periodo, ma non impossibile se le pressioni economiche interne russe dovessero accelerare. Segnali di monitoraggio: recessione russa, ammutinamenti o disordini interni, disponibilita di Mosca a discutere mandato internazionale sui territori occupati.
Quel che è certo e che questa guerra ha gia prodotto conseguenze irreversibili: la trasformazione dell’identita europea della sicurezza, con paesi come Germania e Polonia che hanno rivisto radicalmente le proprie dottrine di difesa; il definitivo tramonto dell’architettura di sicurezza post-Guerra Fredda; la frammentazione dell’ordine internazionale liberale in blocchi con regole differenti. L’Ucraina non e soltanto un paese che combatte per la propria sopravvivenza. E il luogo dove si sta decidendo se il principio westfaliano della sovranita statale sopravvivra al XXI secolo.
FONTI
– CSIS (Center for Strategic and International Studies): ‘Russia’s Grinding War in Ukraine’ e ‘Russia-Ukraine War in 10 Charts’, febbraio-marzo 2026
– Russia Matters / Harvard Kennedy School: ‘Russia-Ukraine War Report Card’, aprile 2026 (dati ISW)
– Council on Foreign Relations (CFR): ‘How North Korea Has Bolstered Russia’s War in Ukraine’, novembre 2025; Global Conflict Tracker, febbraio 2026
– Al Jazeera: ‘Mapping Russian attacks and territorial gains across Ukraine’, febbraio 2026; ‘Tracking US and NATO support for Ukraine’, agosto 2025
– Kiel Institute for the World Economy: Ukraine Support Tracker, aggiornamento dicembre 2025-aprile 2026
– European External Action Service (EEAS): ‘EU Assistance to Ukraine’, febbraio 2026
– US Department of State: ‘U.S. Security Cooperation with Ukraine’, gennaio 2026
– Consiglio dell’UE: ‘Timeline – Packages of sanctions against Russia since February 2022’
– Consiglio dell’UE: ‘EU sanctions against Russia: questions and answers’
– House of Commons Library: ‘Sanctions against Russia’ e ‘Military assistance to Ukraine’, 2025-2026
– UN News / UN Press: copertura delle sessioni UNGA e UNSC, febbraio 2025
– Euromaidanpress: ‘EU 20th sanctions package: Can Brussels finally outrun Russia?’, dicembre 2025
– Bush Center: ‘Russian Sanctions: Evasion in Europe’, gennaio 2026
– 38 North: ‘North Korea’s Lethal Aid to Russia’, febbraio 2025
– Wikipedia (con verifica fonti primarie): ‘North Korean involvement in the Russo-Ukrainian war’; ‘List of military aid to Ukraine’; ‘International sanctions during the Russo-Ukrainian War’
– Institute for the Study of War (ISW): mappe e aggiornamenti giornalieri del fronte, 2022-2026
– OHCHR: rapporti sulle vittime civili in Ucraina, febbraio 2025
– CEPA: ‘Wartime Assistance to Ukraine’, gennaio 2026
– Oryx: documentazione fotografica perdite equipaggiamento, 2022-2025
