Come una nazione nata dalla cenere del Terzo Reich è diventata la nuova potenza militare d’Europa
Il30 aprile 1945, alle 15:30 circa,Adolf Hitlersi spara un colpo alla tempia nel suoFührerbunkersotto la Cancelleria del Reich a Berlino. Al suo fianco,Eva Braun, moglie da poche ore, ha già ingerito il cianuro. Sopra di loro, la capitale del Reich brucia. Le artiglierie dell’Armata Rossaavanzano a pochi isolati. I cadaveri vengono trascinati nel giardino e bruciati con la benzina, come da ordini impartiti la notte prima. È la fine non solo di un uomo, ma di un progetto politico che aveva trascinato il continente in un abisso di cinquanta milioni di morti.
Da quel fumo, da quelle macerie, da quella vergogna collettiva senza precedenti nella storia moderna,la Germania avrebbe dovuto ricominciare da zero. Ciò che è accaduto nei successivi ottant’anni è una delle trasformazioni geopolitiche più straordinarie del Novecento. E oggi, quella stessa Germania che aveva giurato solennementeNie wieder Krieg– mai più la guerra – si appresta a diventarela prima potenza militare convenzionale d’Europa.
La rinascita: da Adenauer al miracolo tedesco
Nel 1949, quando nasce laRepubblica Federale Tedesca, il compito affidato al primo cancelliereKonrad Adenauersembra quasi impossibile: ricostruire uno Stato, una nazione, un’identità. Adenauer, cattolico renano, democristiano di ferro, compie la scelta definitiva:l’ancoraggio all’Occidente. La Germania entra nella NATO nel 1955, accetta la creazione di una nuova forza armata – laBundeswehr– ma in una cornice radicalmente diversa dal passato. Il soldato tedesco non è più ilSoldat des Führers: è ilStaatsbürger in Uniform, ilcittadino in uniforme, soggetto al controllo parlamentare e integrato in una democrazia liberale. Una rivoluzione culturale prima ancora che militare.
Ilmiracolo economico(Wirtschaftswunder) degli anniCinquanta e Sessantatrasforma la Germania in potenza industriale. L’architettura dell’economia sociale di mercato, disegnata daLudwig Erhard, crea il modello che farà della Germania il motore produttivo d’Europa: ilMittelstand, la rete di piccole e medie imprese altamente specializzate, l’industria automobilistica –Volkswagen, BMW, Mercedes– come simbolo globale di eccellenza manifatturiera. Nel1963, con ilTrattato dell’Eliseo, Adenauer eCharles de Gaullesanciscono lariconciliazione franco-tedesca: la cicatrice più sanguinosa della storia europea trasformata in asse portante del progetto comunitario.
Willy Brandt, cancelliere socialdemocratico dal1969, aggiunge la dimensione orientale. La suaOstpolitik–dialogo con l’Estattraverso il disgelo, non attraverso la forza – culmina nell’immagine che forse meglio di qualunque altra definisce la nuova Germania: il cancelliere che si inginocchia davanti alMonumento ai Caduti del Ghetto di Varsavianel dicembre 1970. Non è un gesto diplomatico. È la fondazione di un’identità nazionale costruita sullamemoria della colpa.
Lariunificazione del 1990arriva come un fatto imprevisto persino dai suoi protagonisti.Helmut Kohlla coglie al volo, convincendo un riluttanteFrançois Mitterrandad accettarla in cambio di un prezzo preciso: l’accelerazione del progetto europeo e la rinuncia al marco in favore dell’euro. La moneta unica come pegno geopolitico, non come scelta economica. Il costo della riunificazione è gigantesco – oltre1.600 miliardi di eurotrasferiti daiLänder occidentaliaquelli orientalinei decenni successivi – ma il risultato è unaGermania di 82 milioni di abitanti, proiettata al centro dell’Europa.
Gerhard Schröder(1998-2005) incarna la più controversa stagione di questa storia. Vara leriforme Hartz IV, che flessibilizzano il mercato del lavoro e pongono le basi del boom occupazionale degli anni successivi. Ma soprattuttoconsolida il rapporto energetico con Mosca, spingendo per ilNord Stream, il gasdotto che porterà il gas russo direttamente in Germania aggirando i Paesi di transito. Una scelta che sembrava razionale –energia a basso costo per l’industria pesante– e che si riveleràuna delle più costose dipendenze strategiche dell’era moderna.
Angela Merkel(2005-2021) porta questa architettura al suo apice. Sotto la sua guida, la Germania diventa laquarta economia mondiale, laprima d’Europa, la potenza silenziosa che guida l’Unione senza mai esibire la forza. Il suo modello è quello dellaZivilmacht, la potenza civile:influenza esercitata attraverso l’export, la diplomazia, le istituzioni multilaterali. Le spese militari rimangonosotto l’1,5% del PIL, sistematicamente al di sotto dell’obiettivo NATO del 2%.Berlino è il «gigante economico e il nano militare» d’Europa. E va bene così, sembra dire Merkel. La storia aveva insegnato il costo della potenza militare tedesca. Meglio guidare il mondo con le esportazioni di macchinari e automobili.
Il pensiero che ha forgiato una nazione
Nessuna Germania si capisce senza i suoi filosofi. È un paese che ha pensato se stesso con radicalità ineguagliata nella storia europea moderna.
Immanuel Kantha dato alla Germania – e al mondo – l’idea che lapace perpetua tra le nazioninon sia un’utopia romantica ma il prodotto necessario di istituzioni razionali e diritto internazionale. Ilprogetto europeo post-1945è, in larga misura,kantiano: costruire strutture sovranazionali che rendano la guerra strutturalmente impossibile.
Georg Wilhelm Friedrich Hegelha elevato lo Stato a forma suprema della realizzazione dello Spirito storico. Ma ha anche fornito la categoria che spiega perché la Germania fatica a pensarsi senza una tesi forte sulla propria missione:ogni nazione ha, nella dialettica hegeliana, il suo momento di grandezza storica. La domanda sottotraccia del riarmo contemporaneo è anche questa:quale ruolo storico spetta alla Germania del XXI secolo?
Karl Marx, nato a Treviri, ha spaccato il mondo in due – e la Germania con esso. La RDT, la Germania Est, si è ritenuta per quarant’anni la realizzazione del progetto marxista. La riunificazione ha sancito la sconfitta di quella pretesa. Ma lefratture sociali aperte dal capitalismo industrialecheMarxaveva diagnosticato –diseguaglianza, alienazione, conflitto di classe– sono ancora lì, sotto la superficie della prosperità tedesca.
Friedrich Nietzscheè il filosofo più frainteso e più strumentalizzato.Il nazismo ne fece il profeta della volontà di potenza e della gerarchia razziale: una falsificazione operata sistematicamente dalla sorella Elisabeth Förster-Nietzsche. La Germania post-bellica ha dovuto fare i conti con questa eredità avvelenata.Il suo pensiero, liberato dalle manipolazioni ideologiche, è inveceuna critica radicale al nichilismo e alla decadenza– ironia della storia,più vicino a un’autocritica della civiltà europeache a una sua celebrazione.
Jürgen Habermas, il grande filosofo di Francoforte ancora vivente, è forse colui che più ha definito l’identità della Repubblica Federale. Il suo concetto diVerfassungspatriotismus–patriottismo costituzionale– propone un’alternativa al nazionalismo etnico: si puòessere orgogliosamente tedeschi identificandosicon ivalori della Legge Fondamentale, con la democrazia liberale, con i diritti umani. È la risposta intellettuale alla domanda di fondo:come si costruisce un’identità nazionale dopo Auschwitz?La risposta di Habermas:non attraverso il sangue e il suolo, ma attraverso la Costituzione.
La cultura che ha bloccato il fucile
Comprendere il riarmo attuale richiede di capire quanto fosse radicata la cultura che vi si opponeva. LaErinnerungskultur– lacultura della memoria– ha permeato ogni angolo della vita pubblica tedesca per decenni.La Shoah comeStaatsräson,ragion di Stato: la sicurezza di Israele non è un’opzione di politica estera ma un imperativo morale incorporato nell’identità nazionale. I memoriali dell’Olocausto non sono solo monumenti: sonoarchitettura dell’identità.
Ilpacifismonon è stato solo sentimento:è stato politica organizzata. Negli anni Ottanta, laFriedensbewegung–il movimento per la pace– portò centinaia di migliaia di persone nelle piazze contro i missili Pershing che gli americani volevano dispiegare sul suolo tedesco. LaZurückhaltung– lamoderazione strategica– era la virtù geopolitica per eccellenza. Agire solo in coalizione, mai unilateralmente.Privilegiare strumenti civili e diplomatici. Non esportare armi in zone di conflitto.
Questa culturanon era debolezza.Era elaborazione collettiva di un trauma. Era la risposta razionale di una nazione che aveva sperimentato fino in fondo le conseguenze del militarismo aggressivo.
I fantasmi che non se ne vanno: l’estrema destra
Ma la Germania porta anche un’altra eredità.Alternative für Deutschlandè oggi il secondo partito del Paese, con oltre il20% dei consensi. La sua ascesa – dal 4,7% del 2013 – è stata costante e inesorabile. NeiLänder dell’Est, in alcune tornate elettorali regionali, ha raggiuntoil 30%.IlVerfassungsschutz, il servizio per la tutela dell’ordinamento costituzionale, monitora le sue frange più radicali.
Ma oltre all’AfD, sopravvivononuclei neonazististrutturati: ilmovimentoDer Dritte Weg, iReichsbürger– coloro che non riconoscono la legittimità della Repubblica Federale esi considerano cittadini del Reich– e cellule terroristiche che hanno colpito duramente. L’attentato di Halledel 2019, quando un neonazista tentò una strage nella sinagoga locale nel giorno del Kippur, uccidendo due persone. Ilmassacro di Hanaudel 2020, in cui un suprematista bianco assassinò nove persone di origini straniere. La minaccia delterrorismo di estrema destraè stata ufficialmente classificata dalla BfV comela principale minaccia interna alla sicurezzadella Repubblica Federale.
Questa è la tensione politica più profonda che attraversa il dibattito sul riarmo:una Germania che si riarma con un’estrema destra in crescitasolleva interrogativi legittimi presso i partner europei. Chi gestirà, tra dieci anni, quella potenza militare ricostruita?
La Zeitenwende: il 24 febbraio 2022 cambia tutto
L’invasione russa dell’Ucraina del24 febbraio 2022è lo shock esistenziale che demolisce in pochi giorni settant’anni di postura strategica.Olaf Scholz, tre giorni dopo l’invasione, parla alBundestage pronuncia una parola destinata a entrare nella storia:Zeitenwende.Svolta epocale. Annuncia un fondo straordinario di100 miliardi di europer la Bundeswehr, incorporato direttamente nella Costituzione per evitare che qualunque futuro governo potesse smontarlo. Per la prima volta dal 1955,la Germania raggiungee supera il target NATO del2% del PILper la difesa, nel2024.
Ma Scholz rimane a metà strada. Temporeggia sull’invio di armi pesanti all’Ucraina, resiste alle pressioni degli alleati, si aggrappa all’idea di non «infiammare» il conflitto. La sua coalizione semaforo implode.Le elezioni anticipate del febbraio 2025portano al potereFriedrich Merz, leader dellaCDU/CSU, figura che incarna una rottura netta con il paradigma della moderazione.
Friedrich Merz e il piano di riarmo strutturale
Merz non usa perifrasi. Il suo obiettivo dichiarato è costruirela Bundeswehr nella più potente armata convenzionale d’Europa. Il piano che ha presentato non è un fondo di emergenza come quello di Scholz: è unariconfigurazione permanente e strutturaledellapostura militare tedesca.
Il18 marzo 2025, il Bundestag approva con una maggioranza di due terzi unariforma costituzionaleche esenta le spese militari superiori all’1% del PIL dalSchuldenbremse– il freno al debito iscritto nella Legge Fondamentale dal 2009. Un’operazione politica di proporzioni storiche: per la prima volta, la Germania accetta di fare debito strutturale per la difesa.
I numeri sono senza precedenti. Il bilancio della difesa per il2025è di86,37 miliardi di euro– il più alto dalla fondazione della Repubblica Federale. Per il2026è previsto un aumento a108,2 miliardi. L’obiettivo a medio termine è raggiungere151,7 miliardi entro il 2029, pari al3,5% del PIL. Il piano complessivo presentato da Merz ammonta a377 miliardi di euroe include320 nuovi programmidiarmamenti e attrezzatureche coprono tutti i domini operativi:terra, aria, mare, spazio e cyber.
Il cuore industriale del piano èRheinmetall, il colosso della difesa di Düsseldorf. La sua capitalizzazione di borsa è decuplicata dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Guida53 programmiper un valore di88 miliardidi euro. Nel portafoglio:687 veicoli da combattimento di nuova generazione, sistemi di artiglieria, munizioni di ogni calibro. La Germania prevede di acquistare fino a1.000 carri armati Leopard 2e2.500 veicoli blindati Boxerper creare sette brigate da combattimento da offrire alla NATO entro il prossimo decennio.
Diehl Defencecontribuisce con 21 linee di produzione per17,3 miliardi, concentrate sul sistema missilisticoIRIS-T SLM– la spina dorsale della difesa aerea. Berlino investirà14 miliardi in satelliti geostazionarie 9,5 miliardi per una costellazione in orbita bassa per la connettività sicura. Sul fronte dei droni: 12 sistemiLUNA NGper 1,6 miliardi e droni armatiHeron TP. Leacquisizioni straniere – solo il 5% del totale– includono15 F-35per le missioni nucleari e400 missili Tomahawk Block Vb.
Il nodo umano rimane il più critico. La Bundeswehr deve passare da182.000 a 260.000 effettivientro il2035, più una riserva che dovrà quadruplicare. Dopo lunghi dibattiti, il governo ha introdotto dal gennaio 2026 un sistema diservizio militare volontario selettivo: tutti i maschi nati nel 2008 sono obbligati a registrarsi, compilare un questionario e sottoporsi a visita medica. Le candidature volontarie sono aumentate del20% nel 2025, ma l’esercito rimane molto al di sotto degli obiettivi. Tra i giovani, i sondaggi mostrano un’apertura crescenteverso il servizio militare– specialmente tra la generazione nata dopo la caduta del Muro, più pragmatica e meno vincolata al dogma pacifista –ma la resistenza culturale rimane significativa.
L’opinione pubblica tedesca èprofondamente spaccata. Lasinistrae parte dei Verdi resistono al riarmo in nome della tradizione pacifista. Ladestra– paradossalmente – oscilla tra il sostegno a Merz e l’euroscetticismo dell’AfD, che guarda a Mosca con ambiguità. Ilcentro liberal-progressistaaccetta laZeitenwendecome necessità, non come vocazione.
L’ombrello nucleare e la Coalition of the Willing
Il capitolo più radicale della svolta strategica tedesca riguarda il nucleare. Nelfebbraio 2026, in un’intervista pubblicata sul podcastMachtwechsel,Merz afferma con chiarezza di non voler che la Germania sviluppi proprie armi nucleari, ma di voler esplorare seFrancia e Regno Unitopossano essere elevate allo stesso ruolo deterrente oggi svolto dagli Stati Uniti nell’ambito delnuclear sharingNATO. «I tempi sono cambiati», dice Merz, «e l’offerta avanzata dal presidente francese non può semplicemente rimanere senza risposta».
Macron risponde il5 marzo 2025con un discorso televisivo in cui definisce quella di Merz una «chiamata storica» e annuncia di voler «aprire il dibattito strategico sulla protezione degli alleati europei mediante la deterrenza nucleare francese».La Francia possiedecirca290 testate nucleari, terza forza nucleare al mondo dopo USA e Russia.È l’unico Paese dell’Unione Europea dotato di questo strumento.L’idea è costruire un ombrello europeo che riduca la dipendenza dalla garanzia americana – messa in discussione dal disimpegno trumpiano – e offra alla Germania una copertura credibile contro le minacce russe.
Nel frattempo,Merz, Macron e il premier britannico Keir Starmerco-presiedono laCoalition of the Willing, la coalizione di 34 paesi che ha assunto il coordinamento del sostegno all’Ucraina. Ufficialmente nata il2 marzo 2025con il Summit di Londra voluto da Starmer, la coalizione si è progressivamente strutturata come il nuovo formato di riferimento per la sicurezza europea, integrando – non sostituendo – il quadro NATO. I tre leader hanno co-presieduto riunioni virtuali e fisiche, inclusa la visita a Kyiv del10 maggio 2025e i vertici successivi, coordinandosi con l’amministrazione Trump sui parametri di un possibile cessate il fuoco e sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
Il nodo energetico e tecnologico
Ladipendenza energetica dalla Russiasi è rivelata la vulnerabilità più grave dell’architettura economica tedesca degli ultimi vent’anni. Il sabotaggio delNord Streamnel settembre 2022 ha reciso fisicamente il cordone ombelicale con Mosca. La sostituzione conGNL americano e norvegeseè avvenuta –ma a costi due o tre volte superiori. Le centrali alignite e carbone, che avrebbero dovuto essere dismesse nell’ambito della transizione energetica verde, sono state riattivate temporaneamente nel 2022-2023: una contraddizione evidente con gli obiettivi climatici, accettata come male necessario davanti all’emergenza energetica.
Il settore deisemiconduttoriè un’altra vulnerabilità strutturale. La Germania era quasi assente nella produzione di chip avanzati. Intel aveva annunciato la costruzione di una mega-fabbrica aMagdeburgocon sovvenzioni pubbliche per diversi miliardi – ma il progetto è stato congelato nel 2024, quando il colosso americano ha subito una crisi di bilancio interna. Restano leterre rare– neodimio, litio, cobalto – per le quali la dipendenza dalla Cina è quasi totale, tanto per l’industria della difesa quanto per quella dell’elettrico.
La crisi dell’automobile e la riconversione industriale
Il settore che più ha incarnato la potenza economica tedesca – l’industria automobilistica– è in crisi strutturale. I marchi tedeschi che sembravano invincibili stanno vivendo una tempesta su più fronti simultanei. In Cina – il loro mercato principale –BYD e SAIChanno sottratto quote di mercato enormi, grazie aveicoli elettrici tecnologicamente avanzati e a prezzi competitivi, sostenuti da sussidi statali stimati in oltre230 miliardi di dollaritra il 2009 e il 2023.BMWha registrato cali di vendite in Cina del30%, Mercedes del13%.Volkswagenha annunciato lachiusura di stabilimentiin Germania – un evento impensabile fino a pochi anni fa.
Laperdita del gas russoa basso costoha simultaneamente aumentato i costi energetici dell’industria manifatturiera, rendendo meno competitivi i siti produttivi europei. Ladoppia morsa– competizione cinese sull’elettrico e crisi energetica – ha messo in discussione il modello industriale che aveva fatto la fortuna della Germania.
In questo contesto, emerge una riflessione che avrebbe dell’ironia storica se non fosse così densa di implicazioni. La Germania è una nazione con unastoria gloriosa e scomoda nella produzione di armamenti: dai Krupp alle locomotive Panzer, dagli Stuka alle V-2, era il principale arsenale tecnologico del Terzo Reich. Oggi, con le fabbriche di auto in difficoltà e Rheinmetall in piena espansione, si discute apertamente diriconversione industriale: non una trasformazione diretta di stabilimenti VW in catene di montaggio per carri armati – scenario al momento ipotetico più che operativo – ma sicuramente un riorientamento dellecompetenze manifatturiere, dell’engineering meccanico di precisione e delle filiere logistiche verso il comparto difesa.
La Germania nel mondo: potenza riluttante o leadership dichiarata?
LaGermania come prima potenza economica europeaesercita inevitabilmente un’influenza che va oltre la sua volontà dichiarata. L’asseParigi-Berlinoha funzionatoper decenni come direttorio informaledell’Unione Europea: le grandi decisioni si prendono quando Francia e Germania si accordano, e le altre capitali li seguono. L’Italiaha subito storicamente le conseguenze di questa architettura,relegata a ruolo subalterno nelle grandi decisioni europee– dall’austerity del 2011 alla governance dell’eurozona, dagli accordi di Dublino sulla migrazione alla politica industriale. L’attuale fase – con Giorgia Meloni che gioca su tavoli diversi da quelli del mainstream comunitario – non ha modificato sostanzialmente questo equilibrio di fondo.
Con ilRegno Unitopost-Brexit, il rapporto è pragmatico ma distante. Londra è un partner militare prezioso – come dimostra la sua centralità nella Coalition of the Willing – ma un concorrente finanziario che opera fuori dall’UE.
Il capitolo più complesso riguarda laCina. Angela Merkel aveva costruito una relazione privilegiata con Pechino: durante i suoi sedici anni da cancelliera, visitò la Cina12 volte.La Germania era diventata il primo partner commerciale europeo di Xi Jinping. Huawei è stata inserita nelle reti5Gtedesche nonostante le pressioni americane per escluderla.Quando la Commissione Europea ha proposto dazi sulle auto elettriche cinesi nel 2024, la Germania ha votatocontro– temendo ritorsioni su VW e BMW che producono in Cina. Oggi quella relazione è sotto tensione: la stessa Cina le cui auto stanno distruggendo l’industria automobilistica tedesca è anche il partner commerciale da cui la Germania non riesce a emanciparsi.
Scenari
La Germania che si riarma nel 2025-2026 non è la Germania del 1933. È una democrazia consolidata, con istituzioni robuste, un Parlamento che controlla le forze armate, una società civile vigile. Maè una democrazia sotto stress:economicamente in difficoltà, politicamente frammentata, culturalmente divisa tra laErinnerungskulturche dice «mai più» e l’imperativo geopolitico che dice «ora o mai più».
Nelloscenario più favorevole, laZeitenwendedi Merz riesce a tradursi in un riarmo credibile e democraticamente controllato, l’ombrello nucleare franco-tedesco diventa la deterrenza europea del XXI secolo, e la Germania assume finalmente il ruolo di garante della sicurezza continentale che il suo peso economico e demografico imporrebbe.
Nelloscenario più pessimistico, la recessione del 2024-2025, l’ulteriore crescita dell’AfD e le fratture nella coalizione di governo rallentano l’attuazione dei piani, il riarmo rimane sulla carta più che nei fatti, e la dipendenza dalla garanzia americana si rivela impossibile da sostituire nel medio termine.
Nelloscenario più probabile, la Germania si riarma in modo reale ma parziale, mantiene la sua ambiguità sul nucleare, gestisce il declino industriale con strumenti protettivi e laZeitenwendediventa una trasformazione progressiva piuttosto che una rottura netta – come spesso accade nella storia tedesca, che procede per rivoluzioni lente e dialettiche.
Il bunker è lontano ottant’anni. Ma la sua ombra – e la sua lezione – accompagna ancora ogni decisione che si prende a Berlino.
Fonti
- Defense News,Germany won’t build nukes but could flash French, UK weapons to deter foes, Merz says, 18 febbraio 2026
- Foreign Policy,Friedrich Merz’s Germany Is Rethinking Nuclear Weapons and Energy, 11 marzo 2025
- The Hill,Europe is hankering for its own strategic nuclear deterrent, 20 febbraio 2026
- Consilium / EEAS,Statement of the Co-chairs of the Coalition of the Willing, 13 agosto 2025
- Politica Internazionale,Merz lancia il maxi piano di riarmo: 377 miliardi per la nuova Bundeswehr, 3 novembre 2025
- Il Post,Forse è la volta che la Germania si riarma davvero, 20 dicembre 2025
- ISPI,Il Futuro del Riarmo, 27 febbraio 2026
- Groupe d’études géopolitiques,The Conditions of a Franco-German Deal on European Defense, maggio 2025
- Bloomberg,La Germania sta preparando il suo più grande riarmo dai tempi del Terzo Reich, luglio 2025
- Il Fatto Quotidiano,La Germania corre verso il riarmo: il piano da 900 miliardi di Friedrich Merz, 4 marzo 2025
- Euronews,Coalition of the Willing calls for transatlantic unity for Ukraine, dicembre 2025
- Wikipedia,Coalition of the willing (Russo-Ukrainian war), aggiornato marzo 2026
