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Israele intensifica l’assalto a Khan Younis, ultimo bastione di Hamas nel sud di Gaza

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Dopo la tregua Israele-Hamas, continuano i combattimenti nel sud di GAZA e i residenti fuggono da Khan Younis.

Siamo al 60° giorno di guerra tra Israele e Hamas. Le forze di difesa israeliane (Tsahal o IDF) continuano a bombardare sempre più in profondità il sud della Striscia di Gaza, uccidendo e ferendo decine di palestinesi, mentre le Nazioni Unite hanno ripetutamente esortato a proteggere i civili, di fronte a uno “scenario infernale” che si profila all’orizzonte.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, estremamente allarmato per la ripresa delle ostilità, ha lanciato un appello a Israele affinché non peggiori la già disastrosa situazione umanitaria di Gaza, controllata da Hamas, e risparmi ai civili ulteriori sofferenze.

Per le persone a cui è stata ordinata l’evacuazione, non c’è nessun posto sicuro dove andare e c’è ben poco con cui sopravvivere“, ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric.

In effetti residenti di Khan Younis, la principale città del sud di Gaza, dove a nord e a est, le forze israeliane hanno ingaggiato duri scontri con i soldati del braccio armato del Jihad islamico, alleato di Hamas, hanno riferito di pesanti bombardamenti durante la notte di lunedì, anche nelle aree che includevano zone in cui Israele aveva detto alla gente di cercare riparo.

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Zone di evacuazione Gaza sud 2-3 dicembre 2023

Lunedì, Israele ha ordinato ai palestinesi di lasciare parti di Khan Younis, attraverso volantini, messaggi telefonici e social media, indicando loro di spostarsi verso zone “sicure”: la costa mediterranea e verso Rafah, una città vicina al confine egiziano.
I gazesi disperati di Khan Younis hanno impacchettato le loro cose e si sono diretti verso Rafah. La maggior parte era a piedi, come in una processione solenne e silenziosa.
Lunedì, 4 dicembre secondo Reuters, i civili venivano colpiti dai bombardamenti mentre fuggivano verso le aree designate come «sicure» dall’esercito israeliano, come Rafah.

Le vittime in otto settimane di guerra Israele-Hamas

Israele, che ha perso sul campo di battaglia 78 soldati dall’inizio dell’invasione di terra di Gaza, ha conquistato in gran parte la metà settentrionale dell’enclave a novembre e, ha ripreso i combattimenti, spingendosi in profondità nella metà meridionale, da quando venerdì è crollata la tregua di una settimana con Hamas. La tregua ha portato al rilascio di 113 ostaggi detenuti da Hamas in cambio di 240 palestinesi, tra donne e bambini, rinchiusi nelle carceri israeliane. Mentre 137 ostaggi restano a Gaza.

Israele ha lanciato il suo assalto su larga scala sulla Striscia di Gaza per spazzare via Hamas come rappresaglia per un attacco transfrontaliero del 7 ottobre da parte di guerriglieri di Hamas contro città di confine, kibbutzim e un festival musicale. Secondo gli israeliani, i militanti hanno ucciso 1.200 persone e catturato 240 ostaggi. Il 7 ottobre è stato il giorno più buio e letale nei 75 anni di storia di Israele.

In otto settimane di guerra, sull’altro fronte, secondo il ministero della Sanità di Gaza almeno 15.900 palestinesi, il 70% dei quali donne o minori, sono stati uccisi, mentre le vittime palestinesi da quando la tregua è terminata venerdì sono circa 900.

Khan Younis, il covo del leader di Hamas, Yahya Sinwar

Israele sta focalizzando la sua attenzione sulla città meridionale di Khan Younis, il covo del leader di Hamas, Yahya Sinwar accusato insieme al comandante dell’ala militare di Hamas, Mohammed Deif, di aver coordinato i brutali attacchi del 7 ottobre -, e dove gli analisti israeliani ritengono che lui e altri alti funzionari di Hamas si nascondano nel labirinto dei tunnel. Israele crede anche che Khan Younis sia probabilmente il luogo in cui sono tenuti gli ostaggi.
Le forze israeliane sono convinte che la battaglia a Khan Younis potrebbe essere quella decisiva.

Sul piano militare Israele mira a costringere Hamas a lasciare Khan Younis, consolidando il controllo israeliano di Gaza City, che era il principale centro del potere militare e di governo di Hamas.

Tsahal, il 3 dicembre ha dichiarato di aver effettuato circa 10.000 attacchi aerei sull’enclave in meno di due mesi e di aver ucciso circa 5.000 dei 30.000 combattenti di Hamas dall’inizio della guerra.

Secondo gli analisti, le forze israeliane potrebbero affrontare una grande resistenza da parte di Hamas a Khan Younis molto più dura rispetto a quanto avvenuto nel nord. Se Hamas perdesse anche Khan Younis, i suoi combattenti sopravvissuti potrebbero finire in piccole aree nel centro di Gaza e vicino al confine egiziano, ma perderebbero i loro centri di gravità, oltre a essere circondati dalle truppe israeliane.
Se Hamas dovesse perdere Khan Younis, forse è finita.

Washington sta facendo pressione su Israele per evitare vittime civili. Pur apprezzando che Israele stia cercando di evacuare aree mirate piuttosto che intere città, si aspetta che eviti di attaccare le aree identificate come “no-strike” zone a Gaza. Israele in tutta risposta afferma che si sta prendendo il tempo necessario per ordinare evacuazioni più precise al fine di limitare le vittime civili, ma non può escluderle del tutto. Mentre sulla durata della guerra Israele si rifiuta di condividere qualsiasi tempistica con gli Stati Uniti.

Israele accusa Hamas di mettere in pericolo i civili operando da aree civili, anche con tunnel. Hamas nega di farlo.
Intanto Israele avrebbe assemblato un sistema di pompe che potrebbe essere usato per allagare con acqua di mare i tunnel di Hamas per cacciare i suoi combattenti Non è chiaro se tale strategia potrebbe avvenire prima del rilascio degli ostaggi.

Sfollati a Gaza sovraffollata

Philippe Lazzarini, che dirige l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi a Gaza (UNRWA), ha dichiarato che la ripresa dell’operazione militare israeliana sta ripetendo “gli orrori delle settimane passate”, sfollando persone che erano già state sfollate in precedenza, sovraffollando gli ospedali e bloccando ulteriormente l’operazione umanitaria a causa delle forniture limitate.

Lo abbiamo detto più volte. Lo ripetiamo. Nessun luogo è sicuro a Gaza, né a sud, né a sudovest, né a Rafah, né in nessuna delle cosiddette ‘zone sicure’ unilateralmente definite“, ha affermato.

Secondo l’UNRWA, dal 7 ottobre, ossia nelle otto settimane di guerra che hanno portato devastazione in tutta l’enclave sovraffollata, oltre l’80% dei 2,3 milioni di abitanti di Gaza sono stati costretti a fuggire dalle loro case, diventando così dei profughi.

Circa il 70% della popolazione di Gaza si trova attualmente nella parte meridionale della Striscia, secondo la Mezzaluna Rossa palestinese. Ciò include le centinaia di migliaia di persone che sono fuggite dalla parte settentrionale dell’enclave nelle ultime settimane su richiesta dell’esercito israeliano.

Israele, mentre sposta l’attenzione del suo assalto a sud, impedisce alle persone di tornare a nord, e gli abitanti di Gaza non hanno un posto sicuro dove andare.

Molti sono arrivati a Rafah, che, pur essendo già sovraffollata, è l’unica parte della Striscia in cui beni di base come farina e acqua vengono ancora consegnati alla popolazione. Mentre gli aiuti umanitari hanno quasi smesso di raggiungere Khan Younis a causa dei combattimenti, secondo le Nazioni Unite, che sovrintendono alla distribuzione degli aiuti umanitari.

 

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